CERCA NEL BLOG


Archivi del mese: gennaio 2014

Si leggono in internet tante cose sul canis pugnax, cose che sono in netto contrasto con il nostro pensiero e su cui, dato il nome che abbiamo scelto, riteniamo sia il caso di fare qualche commento.
Il termine canis pugnax lo si ritrova associato a quello del cane corso, razza più giovane, certamente parente del mastino napoletano, ma che è una razza oramai ben distinta, diversa sia nella struttura che nel carattere.
La prima cosa da chiarire è che noi consideriamo queste due magnifiche razze italiane esattamente quelle che sono: due magnifiche razze, separate e distinte, da allevare e selezionare in purezza, pena la perdita e l’annacquamento delle caratteristiche di tipo, sia estetiche che caratteriali.

Ma torniamo al canis pugnax. Questpo nome spesso viene associato, in modo del tutto erroneo, ad un presunto “cane da guerra” romano, cane da guerra di cui però non risulta affatto l’esistenza nelle testimonianze degli storici latini.
Il motivo di questa confusione, viene da pensare, è solo una errata comprensione del termine “pugnax”.
“pugnax” significa pugnace, combattivo, aggettivi applicabili certamente ai due molossi italiani, ma totalmente avulsi dal contesto “guerresco”. Basta pensare per un attimo al De Bello Gallico per rammentare che guerra in latino è bellum, termine che nulla ha a che fare con pugnax.
Se è vero che un guerriero doveva essere “pugnace”, non è altrettanto vero che tutti i “pugnaci” fossero guerrieri.
Il famoso quanto privo di riferimenti storici “cane da guerra romano” o “cane del legionario” è una semplice invenzione dei nostri tempi, basti pensare ai meticolosi resoconti scritti della economia dell’esercito romano, in cui non solo per ciascuna unità, ma persino per ciascun singolo elemento venivano scrupolosamente indicate e valutate le necessità, compresa la quantità di acqua da recare appresso nei diversi spostamenti.
Questo non stupisce affatto, essendo l’esercito romano un esercito a tutti gli effetti professionale, con costi ed approvvigionamenti scrupolosamente indicati e contabilizzati.
La mancanza di approvvigionamenti per i presunti cani da guerra lascia una unica risposta a chi la vuol vedere: nell’esrcito romano non esistevano affatto cani da guerra organizzati in quelle che chiameremmo oggi “unità cinofile”.
Scrupolosamente calcolati ed indicati erano anche i tempi e le modalità di addestramento: nemmeno in questi resoconti compaiono i fantomatici cani da guerra che, se vogliamo pensare davvero ad un utilizzo di cani durante le battaglie, avrebbero invece dovuto essere perfettamente addestrati. In che modo, altrimenti, avrebbero fatto distinzione fra soldati delle truppe nemiche e commiltoni? In che modo sarebbero stati utilizzati senza essere in alcun modo nutriti ed addestrati dai legionari romani?
Essendo un esercito organizzato, inoltre, non può sfuggire nemmeno che a questi presunti “cani da guerra romani”, i Romani che avevano termini precisi per gli elementi dell’esercito, che chiamavano con nomi precisi non solo le legioni o le centurie, ma anche il carro da guerra (essédum), la tromba di guerra (classicum) o addirittura il suono della tromba di guerra (bellicum), ai cani “bellici”… perchè “guerra” è “bellum” e non “pugna” non avessero dato alcun nome.

Quindi, pur se potrebbe sembrare meno grandiosamente epica, la definizione di canis pugnax si riferisce non al tipo di utilizzo, ma si riferisce invece alle peculiari caratteristiche comportamentali del cane, peraltro non indicate dai Romani.
Così come per il Bella Pugnax, ad esempio, così chiamato per la sua natura tipicamente aggressiva nei confronti dei conspecifici.
Così come per il Philomachus Pugnax, i cui maschi nel periodo degli accoppiamenti si ritrovano in zone destinate al combattimento dove si sfidano.
Così come per il Troglohyphantes Pugnax, la cui popolazione è composta principalmente da maschi.
Il primo è un pesce, il secondo un uccello, il terzo un ragno… e il fatto che nessuno dei tre venga scambiato per un animale “usato in guerra” dai Romani fa riflettere molto su quanto, e in modo del tutto irrispettoso della natura dei nostri cani, si proiettino su di loro sentimenti del tutto umani, totalmente alieni ai cani.
Gloriarsi del “cane da guerra” è totalemente irrispettoso della profonda alterità del cane,tanto quanto lo è trattarlo come un pupazzo.

Tornando quindi ai nostri molossi, il significato di Pugnax è chiaro a chiunque li conosca davvero, a chiunque sappia guardare il cane e non la sua propria proiezione: sono cani con cui è pericoloso giocare con leggerezza, sono cani vigili ed attenti, sono cani che non si ritraggono di fronte ad pericolo.
Nel caso specifico del Mastino Napoletano, sono anche cani che non amano molto i loro conspecifici.

Con buona pace dei bellicosi, Canis Pugnax non significa “cane da guerra” ma Cane Pugnace, che è tutt’altra cosa.

morena

punti-di-luce-1
lalieno

la corsa
non amo la vita di corsa,
mi piace esser lenta o veloce seguendo il mio tempo.
ma della vita mi piace la corsa,
quando corro e corro e corro,
quello che intorno vedo è solo la vita che scorre,
lenta o veloce non importa, è al ritmo dei miei passi
quando corro con me corre il sangue la terra il mondo.
quando corro e corro e corro, tutto vedo e tutto prendo.
amo la vita amo la corsa, quindi corro e corro e corro,
e mentre corro sento che nulla potrà mai fermarmi
(morena)

feel-good

carattere… carattere… carattere: sono solo parole, a volte vuote chiacchiere, altre volte infantili e vaneggianti discorsi di presunte epiche imprese e straordinarie prestazioni, avulse dalla razza, avulse dai cani, spesso avulse anche dal banale buonsenso. a tutti questi ridicoli discorsi sul carattere… sarebbe ora di darci un taglio

scassaminchia

Due passi col mastino

In internet, molte parole sono state scritte e molte parole vengono ancora scritte sul mastino napoletano.Strano ma vero, la maggior parte delle parole che si leggono in diversi forum e nei social network, vengono scritte da chi il mastino non lo conosce, non lo “possiede” e soprattutto non lo ama.Sicuramente c’è stata una fase, nella storia della selezione moderna del mastino napoletano, che ha premiato quelli che gli allevatori consideravano scarti, ma che alcuni facoltosi acquirenti esteri pagavano fior fior di denaro. L’ipertipo ha quindi imperato per diverso tempo, ma anche se per alcuni il mastino napoletano deve essere dotato di molta, troppa pelle, quella fase è finita da un pezzo.Giusto il tempo di capire che se ipertipo+tipo produce cani ipertipici, ipertipo+ipertipo dà origine a cani che della maestosità del mastino napoletano non conservano nemmeno una vaga apparenza.Eppure, a leggere certe cose, ci si chiede se gli “scriventi di mastino” non siano rimasti fermi nel tempo.Sembra impossibile che non si siano accorti che il mastino iperpellacchioso non è piu’ considerato il top, sembra impossibile che non sappiano che nello standard del mastino è stato inserito un, seppur blando, “senza eccessi” dopo la dicitura “pelle lassa in tutto il corpo”.Sembra impossibile sintanto che non si capisce che chi scrive tanto… e tanto negativamente… dei mastini, non solo non ne ha mai avuto uno, ma spesso e volentieri non ne ha mai nemmeno “visto” uno.Ci sono sicuramente gli eccessi, come in tutte le cose umane c’è anche qualcuno che gli eccessi li ama, ma ci sono soprattutto sempre più mastini che aspirano ad essere di nuovo cani, cani spettacolari e maestosi, ma in primis cani.Perchè un bel mastino è sicuramente un cane come nessun altro: spettacolare da vedere, potente, impressionante.Personalmente amo i mastini della fascia più alta dello standard, quei 75+2 cm al garrese fanno per me la grossa differenza fra un mastino “impressionante” solo se in foto ed in posa… ed un mastino impressionante anche dal vivo.Mi è piaciuta l’idea di una manifestazione per portare i mastini a passeggio nelle piazze, mi è piaciuta perchè il problema di molti mastini è che crescono vivono e passeggiano solo nel cortile di casa.E’ normale che un cane da guardia esca poco o addirittura mai? A mio parere no. E la manifestazione dei mastini a passeggio forse, più che far vedere i mastini alla gente, ha fatto vedere ai possessori di mastino quel che si prova ad andare a passeggio con questi cani stupefacenti.Personalmente,con i nostri mastini, anche se non tutti contemporaneamente, non sono mai mancate e non mancano le passeggiate, nè in luoghi ameni come la campagna deserta, nè in mezzo alla gente. La reazione della gente è sempre la stessa: sono cani “di presenza”, fanno effetto, attirano lo sguardo ed i commenti, c’è chi li ammira da lontano, c’è chi vuole avvicinarsi, c’è chi se ne tiene a debita distanza.Una cosa sola non succede: mai è capitato che la gente restasse indifferente davanti ai nostri cani, anche qui, in una terra in cui i cani liberi ed i “randagi di paese” riempiono le strade e sono normali.Ma se passa un mastino… bhè, nessuno può restare indifferente.Una cosa sola non facciamo mai: nessuno deve accarezzare i nostri cani.Il mastino è un cane grande, è un cane da guardia, è un cane per natura diffidente nei confronti degli estranei.Non voglio forzare i miei cani a prendere carezze… nè tanto meno voglio dare una idea sbagliata del mastino.Il mastino che potrebbe sembrare un bel pupazzone… che potrebbe sembrare… ma che non lo è affatto.Quando passeggio coi miei cani, lo scopo è godermi la passeggiata con loro, gli sguardi ammirati delle persone fanno anche piacere.Ma quel che fa più piacere è fermarsi a volte a parlare con qualcuno che, tenendosi ben a distanza dal cane, si informa sul mastino, sul carattere, sui problemi di salute che può avere… e su quanto mangia.Una delle più belle “fermate” è stata quella di un signore di una certa età, che ha accostato l’ape al marciapiede per dire di Titania: “Quella è un mastino gigante! Mi piacerebbe averne uno tutto mio da crescere e da curare, che sono cani grandi hanno bisogno di essere cresciuti vicino e bene.”Bello l’uomo con l’ape, bello un uomo così col suo personale mastino da crescere: il mastino sarà anche un monumento vivente, ma prima di tutto è un essere vivente, prima di tutto è un cane importante, di carattere, difficile anche da crescere. Non un pupazzo, ma un grande compagno di vita.

(g.d.)