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BORN TO BE ME

...ben vengano i cagnoni... il fatto è che certa gente non capisce che il mastino è comunque un cane pesante e che, per quanto sia leggero, la sua funzione non è quella di fare gli attacchi alla manica come potrebbe fare un cane di 40/50 chili, selezionato per una funzione che non è quella del mastino. fanno paragoni assurdi e purtroppo si attaccano sempre e solo alla troppa pelle, che pero', anche se non ci fosse, non permetterebbe certo ad un un cane di 70/80 chili di fare certe cose. la funzione fa il tipo, e la funzione del mastino è la deterrenza e in questo nemmeno la troppa pelle sarebbe un segno di non-funzionalità. ma si sa come sono certi detrattori del mastino, che il mastino non lo conoscono per nulla, nè conoscono la sua funzione. a me un po' fanno ridere e un po' mi fanno arrabbiare: vuoi vedere che davanti ad esemplari piu' leggeri e con meno pelle, diranno che hanno perso la funzione di deterrenza?

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O’ CANE ‘E PRESA

LA PRESA a volte tutta denti sono, a volte sono i denti a comandare la mia mente. quando afferro mordo stringo prendo, null’altro che denti sono. non importa dove colga il mio morso, quando coglie sono finalmente io. che afferri un ramo un osso un arto o la vita, non importa non importa non importa. quel che conta é la presa, quel che conta é che nella presa io son viva. giuly dark

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MOLOSSIA

il mastino è un cane strano, diverso da tutti gli altri per una particolarità: mentre gli altri cani, anche di grossa taglia, a un anno, un anno e mezzo, bene o male sono “finiti” e crescendo non cambiano le loro fattezze, il mastino comincia proprio a quell’età a cambiare. molti mastini, se tenuti in peso forma, fino ad un anno, un anno e mezzo, possono vagamente ricordare altri tipi di molosso… ma poi cambiano, si trasformano radicalmente e diventano il mastino del columella, ovvero il mastino presentato dal soldati nel primo dopoguerra: attorno all’anno e mezzo, infatti, il mastino comincia a mettere pliche, rughe, pelle e volumi. questa stranezza induce in errore chi non conosce il mastino: sotto una foto di argo di ponzano ad un anno, tante tantissime lodi al cane “funzionale e senza pelle”… lo stesso cane, a tre anni, finite di mettere le pliche, fa inorridire le stesse persone che lo esaltavano.

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MODERN TIMES

le antiche masserie dei nonni...purtroppo a volte vengono usate come discariche da cialtroni che non rispettano niente e nessuno, nemmeno loro stessi ed i loro luoghi. scappati dalle campagne molti anni fa, oggi ritornano in tre forme: alcuni curano quella che fu terra aspra e dura da coltivare e oggi, liberi dalla necessità, la trattano come fosse un giardino, altri, forse memori di troppa fatica, nascondono il rancore per la loro stessa terra dietro parole di nostalgia ma poi la violentano facendone una discarica avvelenata, altri ancora la guardano e non riescono a vedere il giardino che potrebbe essere e, presi dal sollievo di non esserne piu' schiavi, prendono quello che spontaneamente offre ma mai piu' faranno cadere una stilla del loro sudore per coltivarla, foss'anche per farne un paradiso. poi ci sono i figli di chi fuggi'... alcuni, memori di quello che furono il peso e l'amore di chi a questa terra era incatenato anche col cuore, vorrebbero anch'essi donarle il cuore, altri senza alcun legame, non la riconoscono come terra propria e vedono solo una anonima terra, sognandola imbruttita da villini che fanno storcere i rami degli ulivi dallo sdegno e fuggire le cicale che invece la invitano ad una nuova rinascita

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NO RUSTICAZZI TYPE

per tutti i rusticazzi: maciste NON è un mastino old type, se essere tenuti in peso forma e tonici è sinonimo di old type allora ci starebbe pure...cosi' non è. maciste non è sottonutrito, non è ingrassato a pane secco, è magro perchè è in peso forma. a volte chi non sa guardare un cane non si rende conto che piu' che un cane, sta guardando l'ammasso di lardo che lo nasconde. maciste non è nascosto quindi lo scambiano per un mastino old type... con una differenza fondamentale: maciste non è magro perchè gli do' troppo poco da mangiare, quindi è tonico e non ha carenze alimentari e non ha gli angoli sgangherati che si vedono in moltissimi vecchi mastini o in moltissimi mastini moderni perchè schiacciati dal loro stesso peso. la pelle? ovvio che se ingrasso un cane di 30 chili la pelle cede, soprattutto perchè il grasso in un cane è anche sottocutaneo, e la pelle cosi' tanto appesantita cede e cade sotto la forza di gravità

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DE CANIBUS

COLUMELLA - “DEll’AGRICOLTURA” Libro settimoI° sec. d. C.

XII. IL CANE.Degli armenti, di tutti gli animali e dei custodi, per mezzo dei quali la solerzia umana cura nel chiuso o fuori i greggi di quadrupedi, mi sembra se non sbaglio di aver discorso abbastanza compiutamente. Ora come ho promesso nel libro precedente, parlerò dei guardiani silenziosi, quantunque sia errato chiamare il cane guardiano silenzioso.
Qual’è l’uomo che denuncia tanto chiaramente come fa il cane con il latrato, o con altrettanto volume di voce, la presenza di un animale selvatico o di un ladro? Quale servo è più affezionato al padrone? Chi gli è compagno più fedele? Dove è un custode più incorruttibile? Quale sentinella più vigilante si può trovare? Quale vendicatore è punitore più costante? Perciò si può dire che questo è uno dei primi animali che l’agricoltore deve comprare e allevare, perché custodisce la villa e i frutti, gli schiavi e il bestiame.
[2] Nel comprare un cane si possono seguire tre criteri. Infatti c’è una varietà che si sceglie per difendersi dalle insidie degli uomini, e questa è adatta a custodire la villa e le adiacenze. Una seconda varietà e adatta ad opporsi non solo alle insidie degli uomini, ma anche a quelle degli animali feroci, e quindi custodisce la stalla e i greggi e gli armenti al pascolo. La terza varietà si tiene per la caccia, essa non solo non giova affatto all’agricoltore ma anzi lo distoglie e lo rende svogliato del suo lavoro.
[3] Dobbiamo dunque parlare del cane da cortile e di quello pastore, il cane da caccia non ha niente a che fare con l’agricoltura.
Per la villa bisogna scegliere un custode di corpo grande e grosso, di latrato risonante e acuto, primo perché atterrisca i malandrini facendosi sentire, e poi anche con lo spavento che incute la sua vista, e qualche volta senza neppure farsi vedere, mette in fuga chi tenta di rubare solo con il suo sordo mugolio.
Sia però di colore unito, il bianco è da preferirsi per il cane da pastore, in nero per quello da cortile, il mantello pezzato non è pregevole ne nel primo ne nel secondo tipo. Il pastore preferisce il bianco perché è molto diverso dal colore delle bestie selvatiche, e di questa diversità c’è grande bisogno quando si dà la caccia ai lupi, nella luce incerta del primo mattino o del crepuscolo, per non correre il pericolo di colpire il cane al posto della fiera.
[4] Ma il cane da cortile che si oppone ad incursioni di uomini, quando il ladro venga ne il giorno chiaro a certo un aspetto più terribile se è nero, di notte poi non si vede perché somiglia alle tenebre, e perciò, coperto da esse, il cane può avvicinarsi all’insidiatore con meno pericolo. Si preferisce quadrato piuttosto che lungo e tozzo, con il capo tanto grande che sembri la maggior parte del corpo, con le orecchie abbassate e pendenti, con occhi neri o glauchi, lucenti di una luce fiera, con il petto ambio e peloso, spalle larghe, zampe tozze e irte, coda corta, spesse callosità, larghissime dita e unghioni alle zampe, che i greci chiamano artigli. Questa sarà la conformazione più pregevole in un cane da cortile.

[5] La sua indole non deve essere ne mitissima ne per contrario truce e crudele, il primo infatti blandirebbe anche un ladro mentre il secondo assale anche la gente di casa. E’ sufficiente che sia duro, e non abbia nessuna carezzosità, in modo che qualche volta guardi male i suoi compagni di servitù, e sempre si infuri contro ogni estraneo. Sopratutto questi cani devono dimostranti vigilanti nel fare la guardia e non sbagliarsi facilmente, ma essere assidui e circospetti più tosto che temerari. Nel primo caso segnalano solo quello di cui hanno certezza, mentre nel secondo si eccitano per ogni vano rumore o falso sospetto.

[6] Ho creduto opportuno enumerare queste qualità, perchè non solo la natura, ma anche l’educazione forma l’indole, perciò quando avremmo la possibilità di comprare un cane, scegliamolo in base alle cose dette, e quando alleveremo i cagnolini nati in casa, formiamoli secondo questi criteri.

[7] Non ha molta importanza che i cani da cortile siano pesanti di corpo e poco veloci, essi devono lavorare da vicino e camminando, piuttosto che da lontano e slanciandosi a corsa. Stanno sempre intorno ai chiusi e nell’interno degli edifici, anzi non devono allontanarsene neppure poco e fanno a perfezione l’ufficio loro si avvertono acutamente l’odore di chi si avvicina e lo spaventano con il latrato e non gli permettono di avvicinarsi, o con somma costanza e con violenza assalgono chi tenta di farsi avanti. La prima cosa infatti è che il cane non si lasci attaccare, la seconda che, quando è provocato, si difenda con forza e con tenacia. E questo basta intorno ai guardiani della casa, veniamo ora al cane da pastore.
[8] Un cane pecoraio non deve essere ne tanto magro e veloce come quelli che inseguono i daini e i cervi e gli altri animali più veloci, ne tanto grosso e pesante come il guardiano della casa o del granaio,[9] ma robusto e al quanto violento e battagliero, dato che si tiene appunto perché lotti e combatta, deve anche saper correre, quando c’è da respingere le insidie del lupo e inseguire il rapitore nella sua fuga, fargli lasciar la preda e portarla via. Perciò in previsione di questi casi il meglio e che sia di corpo lungo e snello, piuttosto che corto o quadrato, purché ripeto si presenta ogni tanto la necessità di inseguire velocemente un animale selvatico. Quanto alle altre parti del corpo, si ritiene che siano buone quando assomigliano a quelle del cane da cortile.

[10] All’una e all’altra specie si devono dare all’incirca cibi dello stesso genere. Se i campi sono tanto vasti che possono nutrire greggi e armenti, farina d’orzo e siero sono il miglior sostentamento di tutti senza distinzione. Se invece il fondo è piantato a d’alberi e frutti e privo di pascolo, si possono nutrire con pane di farro bagnato nell’acqua in cui sono state cotte le fave, ma tiepida, calda fa venire la rabbia.
[11] Ne ai maschi ne alle femmine si deve permetter l’accoppiamento avanti l’anno, se si concede loro quando sono ancona teneri, consuma il corpo e le forze e degenera la loro indole. Bisogna portare via i nati alle cagnoline che partoriscono per la prima volta, perché queste principianti non possono nutrire bene i piccoli e l’allattamento nuoce al completo sviluppo del corpo. I maschi possono generare con forze giovanili fino ai dieci anni,
[12]ma dopo questo tempo non si dimostrano più adatti a fecondare le femmine, perché la prole dei cani vecchi è sempre ignava. Le femmine sono adatte al concepimento fino ai nove anni e dopo il decimo non valgono più niente. Durante i primi sei mesi, finché abbiano preso forza, non bisogna mandar fuori i cagnolini se non vicino alla madre per giocare e scherzare. Dopo si devono legare alla catena durante il giorno e lasciar liberi la notte. Non lasciamo mai allattare da un’altra madre quelli di cui vogliamo conservare intatta la razza, perché sempre il latte e lo spirito materno nutre e sviluppa il corpo, ma anche il carattere.

[13] Se anche alla madre però manca il latte, più di ogni altro converrà dare ai piccoli latte di capra fino a quattro mesi. Bisogna chiamarli con nomi non troppo lunghi in modo che rispondano più in fretta alla chiamata, ma nello stesso tempo i nomi non devono essere più brevi di due sillabi. Vanno bene il nome greco Skylax, il latino Ferox, il greco Lakon, il latino Celer, eper una femmina i nomi greci Spondè, Alkè, Rome, o i latini Lupa, Cerva, Tigris.

[14] Dopo quaranta giorni dalla loro nascita converrà tagliare la coda dei cagnolini nel modo seguente: c’è un nervo che si snoda lungo gli articoli sella spina fino all’estremità, lo si afferra con i denti lo si tira fuori un poco e lo si spezza, con questa operazione la coda non acquista più una lunghezza sgraziata, e nello stesso tempo, come affermano molti pastori, si tiene lontano la rabbia, malattia pestifera e mortale per queste bestie.

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MARE NOSTRUM

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ATHENA E TITANIA L'INFANZIA

quelle che di giorno chiamate fate, quando scende l'ombra della sera divengon streghe. fata io sono, e strega, e regina di esseri fatati. son figlia di re, ma non amo lo sfarzo della corte, poco mi aggrada imbellettarmi e far mostra di me. preferisco il gioco, le risa, lo scherzo. qualcuno dirà che non son mai cresciuta, altri diranno che son rimasta saggia. io invece dico che non solo beltà avranno da me i figli miei, ma anche gioia e risate e gioco ed augurio di vita piena

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those who call fairies during the day, when evening falls become witches.
I am fairy and witch and queen of fairies.
I am a king’s daughter, but I do not like the pomp of the court, nor painting my face just to show me.
I prefer the game, the laughter, the joke.
someone will say that I have never grown up, others will say that I remained an assay.
I will say that not only beauty that I have I will give to my children, but also joy and laughter and play and an hope for a full life.
(giulydark)

POSTBELLUM

" Maciste è gigantesco lo potresti usare per tirare l'aratro"

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PAESTUM

PAESTUM: ATIMANA 2012. Dovendo consegnare una scultura, abbiamo approfittato dell'occasione per vedere i partecipanti alla famosa esposizione... e soprattutto per visitare le splendide testimonianze del passato, ricche di fascino e di suggestione

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